Skip to main content

In attesa del varo della Manovra finanziaria e della conversione in legge del DL 176/2022 (Decreto Aiuti-Quater), l’ultimo provvedimento ad aver cambiato le regole in materia di Superbonus edilizio e anche di cessione del credito, val la pena di effettuare una ricognizione delle regole che, ad oggi, governano la possibilità di fruire di un’agevolazione edilizia non direttamente (cioè, dicendolo ‘brutalmente’, detraendola dalle tasse), ma tramite una delle due opzioni esistenti nel nostro ordinamento, la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Cessione del credito e sconto in fatturaIl ‘vangelo’ è rappresentato, in questo senso, dall’articolo 121 del DL 34/2020 (Rilancio), che nel corso di due anni ha subito tantissime modifiche ma, ad oggi, prevede i contribuenti i quali:

  • fino al 31 dicembre 2025 sostengono spese per gli interventi ammessi al Superbonus (chiaramente nelle diverse percentuali oggi ammesse per la detrazione, ad esempio nei condomini al 90% per i nuovi lavori);
  • negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024 effettuano spese per gli ulteriori interventi indicati al comma 2 dell’art.121 (interventi di recupero del patrimonio edilizio, interventi di efficienza energetica o antisismici, interventi di recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, installazione di impianti fotovoltaici o di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, interventi – dal 1° gennaio 2022 – per la realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche per i quali spetta la detrazione del 75% per l’anno 2022)

possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante, alternativamente, per lo sconto in fattura o la cessione del credito.

Sconto in fattura

Si tratta di un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati.

Il fornitore recupera il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante o, nel caso di sconto “parziale”, pari all’importo dello sconto applicato.

Questo credito è cedibile ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari senza facoltà di successiva cessione (cioè 1 sola cessione), fatta salva la possibilità di due ulteriori cessioni solo se effettuate a favore di:

  • banche e intermediari finanziari iscritti all’albo previsto dall’articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (indicati nel decreto legislativo n. 385/1993);
  • società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all’albo di cui all’articolo 64 del citato testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia;
  • imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del decreto legislativo n. 209/2005.

NB – Per ogni cessione intercorrente tra i predetti soggetti, anche successiva alla prima, trova applicazione la disposizione prevista dall’articolo 122-bis, comma 4, del DL 34/2020.

Per le comunicazioni di prima cessione del credito o dello sconto in fattura inviate all’Agenzia delle Entrate dopo il 1° maggio 2022, le banche, ovvero le società appartenenti a un gruppo bancario, possono sempre effettuare la cessione a favore dei clienti professionali privati che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca stessa o con la banca capogruppo, senza facoltà di ulteriore cessione.

Cessione del credito

E’ una sorta di ‘vendita’ del credito d’imposta, corrispondente alla detrazione spettante, che si può, appunto, cedere ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, senza facoltà di successiva cessione, fatta salva la possibilità di due ulteriori cessioni solo se effettuate a favore di:

  • banche e intermediari finanziari iscritti all’albo previsto dall’articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (indicati nel decreto legislativo n. 385/1993)
  • società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all’albo di cui all’articolo 64 del citato testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia
  • imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del decreto legislativo n. 209/2005.

Stati di avanzamento, cessioni parziali e divieto di frazionamento dei crediti

L’opzione (cessione/sconto) può essere effettuata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori che, con riferimento agli interventi ammessi al Superbonus, non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo e ciascuno stato di avanzamento deve riferirsi ad almeno il 30% del medesimo intervento.

Con riferimento alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviate all’Agenzia delle entrate dopo il 1° maggio 2022, i crediti non possono formare oggetto di cessioni parziali successivamente alla prima comunicazione dell’opzione all’AdE.

Inoltre, al credito viene attribuito un codice identificativo univoco da indicare nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni.

Ne deriva che:

  • in caso di (prima) comunicazione dell’opzione per la cessione, il credito può essere ceduto parzialmente solo in tale sede, mentre non può essere ulteriormente frazionato nelle successive cessioni;
  • in caso di (prima) comunicazione dell’opzione per lo sconto in fattura, il credito non può essere successivamente ceduto parzialmente.

Attenzione però: come chiarito dal Fisco, il divieto di cessione parziale non impedisce, dopo la prima comunicazione di esercizio dell’opzione, di cedere le singole rate annuali di cui il credito si compone, ma solo di effettuare cessioni parziali dell’ammontare delle rate stesse. Si tratta del cd. divieto di frazionamento dei crediti edilizi.

Detto diversamente, il divieto di cessione parziale si intende riferito all’importo delle singole rate annuali in cui è stato suddiviso il credito ceduto da ciascun soggetto titolare della detrazione.

Pertanto, le cessioni successive potranno avere ad oggetto (per l’intero importo) anche solo una o alcune delle rate di cui è composto il credito: le altre rate (sempre per l’intero importo) potranno essere cedute anche in momenti successivi, ovvero utilizzate in compensazione tramite modello F24 (in tale ultima eventualità, anche in modo frazionato).

Le singole rate, invece, non potranno essere oggetto di cessione parziale o in più soluzioni.

Per espressa previsione normativa, il divieto di cessione parziale e la tracciatura si applicano alle comunicazioni della prima cessione del credito o dello sconto in fattura inviate all’AdE a partire dal 1° maggio 2022. Non si applicano, pertanto, ai crediti derivanti dalle comunicazioni della prima cessione del credito o dello sconto in fattura inviate entro il 30 aprile 2022 (comprese le comunicazioni relative alle spese del 2020 e del 2021 inviate dal 9 al 13 maggio 2022), in caso di cessioni dei crediti successive alla prima opzione.

Visti di conformità e attestazione di congruità delle spese

Questo è ovviamente un altro aspetto rilevante, già affrontato più volte, ma riassumendo, per poter procedere con una delle due opzioni sopracitate, cioè cedere il credito o avere lo sconto in fattura, con riferimento agli ulteriori interventi elencati nel comma 2 dell’art.121 (interventi di recupero del patrimonio edilizio, interventi di efficienza energetica o antisismici, interventi di recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, installazione di impianti fotovoltaici o di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, interventi per la realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche per i quali spetta la detrazione del 75% per l’anno 2022), è stato introdotto l’obbligo per il contribuente di richiedere:

  • il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione, che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta
  • l’attestazione della congruità delle spese da parte dei tecnici abilitati.

L’obbligo di richiedere visto di conformità e attestazione della congruità delle spese non sussiste:

  • per gli interventi di importo complessivo non superiore a 10.000 euro, eseguiti sulle singole unità immobiliari o sulle parti comuni dell’edificio;
  • per le opere classificate come “attività di edilizia libera”, ai sensi dell’articolo 6 del Dpr n. 380/2001, del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 2 marzo 2018, della normativa regionale.

Per gli interventi che danno diritto ad usufruire del “Bonus Facciate” (che comunque è in scadenza a fine 2022), l’obbligo di acquisire questi documenti, invece, è sempre previsto.

Le responsabilità dei cessionari

Il DL Aiuti-Bis (115/2022, convertito dalla legge 142/2022) ha alleggerito la responsabilità solidale per la cessione del credito di Superbonus e altri bonus.

Nello specifico:

  • è stata abolita la responsabilità solidale, in ogni caso, per i cessionari di crediti derivanti dal Superbonus e per i cessionari dei crediti collegati ad altri bonus edilizi se generati dopo l’entrata in vigore del DL Antifrodi;
  • per i crediti precedenti a tale data, la responsabilità solidale è abolita solo in presenza di asseverazione e a condizione che il cedente coincida con il fornitore e sia un soggetto diverso da banche e istituti finanziari. Il cedente, ai fini della limitazione della responsabilità solidale, dovrà acquisire ora per allora la documentazione relativa alla certificazione del credito (articolo 121, comma 1-ter DL Rilancio);
  • resta sempre ferma la responsabilità per dolo o colpa grave.

L’ultima modifica del DL Aiuti-Quater: da 4/5 anni a 10 per spalmare i crediti

L’articolo 9 comma 4 del DL 176/2022 (in corso di conversione) ha disposto che i soggetti che hanno acquistato crediti d’imposta da Superbonus, sia tramite cessione del credito che con sconto in fattura, derivanti però da comunicazioni inviate al Fisco entro il 31/10/2022, potranno ripartirne l’utilizzo in 10 anni invece che nei 4 o 5 previsti dalla norma attuale.

Lo scopo è quello di sbloccare i cd. cassetti fiscali delle banche e, a catena, ridare linfa alla circolazione dei crediti.