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Rischio caldo nei cantieri edili: guida INAIL e indicazioni operative INPS per la sospensione dei lavori
caldo estremo cantiere

Direttori dei lavori e coordinatori della sicurezza (CSE) devono fare i conti, oltre che con le tante modifiche in materia di Superbonus e le problematiche collegate al caro materiali, anche con un’altra criticità notevole: il caldo eccezionale dell’estate 2022.

Per chi svolge la propria attività all’aperto, come gli addetti del settore agricolo e dell’edilizia, o in luoghi al chiuso in cui non è possibile conseguire condizioni di comfort a causa di vincoli legati alle necessità produttive o alle condizioni ambientali, infatti, l’impatto delle temperature estreme può essere particolarmente rischioso.

Per questo, è di notevole importanza sottolineare la pubblicazione del nuovo vademecum dell’INAIL, dedicato a lavoratori ma anche a datori di lavoro e figure preposte alla gestione della sicurezza in cantiere e in generale del mondo delle costruzioni.

Si tratta di un vero e proprio decalogo per la gestione del rischio, che fornisce una serie di raccomandazioni per prevenire le patologie da calore nei luoghi di lavoro.

Contestualmente alla guida, l’INAIL e l’INPS hanno illustrato – con un comunicato congiunto – le iniziative promosse per sostenere lavoratori e imprese nella gestione dello stress termico. Il comunicato è stato recepito in due circolari dell’INL (Ispettorato nazionale del Lavoro) allegate al presente articolo.

La guida INAIL

Dedicato a lavoratori, datori di lavoro e figure aziendali della salute e sicurezza, il vademecum è stato realizzato nell’ambito del progetto Worklimate, finanziato dall’Inail nel 2019 con il Bando di ricerche in collaborazione (Bric) e sviluppato insieme all’Istituto per la BioEconomia del Cnr per contrastare lo stress termico ambientale in ambito occupazionale.

Al suo interno anche un decalogo per gestire il rischio caldo, con indicazioni su:

• designazione di un responsabile che sovrintenda al piano di sorveglianza alla formazione dei lavoratori;
• strategie di prevenzione
• riorganizzazione dei turni di lavoro
• pianificazione della risposta alle emergenze e alle misure specifiche da adottare negli ambienti chiusi.

Le patologie, i sintomi e le strategie di prevenzione
La guida si apre con la descrizione delle patologie da calore, tra le quali rientrano i crampi, la dermatite da sudore, gli squilibri idrominerali fino al colpo di calore, che può comportare aritmie cardiache e l’innalzamento della temperatura corporea oltre i 40°.

Il datore di lavoro o il preposto alla sicurezza dovrà quindi individuare procedure specifiche per attuare le misure più efficaci, a partire dalla scelta di una persona che sovrintenda al piano di sorveglianza per la prevenzione degli effetti dello stress da caldo.

Fondamentale è la formazione dei lavoratori, e, tra le strategie, è importante considerare l’importanza dell’idratazione, di un abbigliamento adeguato, della riorganizzazione dei turni di lavoro e della possibilità di accedere ad aree ombreggiate durante le pause

Le condizioni critiche
Una parte della guida è dedicata alle patologie croniche che aumentano il rischio di effetti avversi del caldo, sia nei lavoratori, sia nella popolazione generale.

Tra queste, le malattie della tiroide, l’obesità, l’asma e la bronchite cronica, il diabete e le patologie cardiovascolari.

La sezione include le indicazioni da seguire per prevenire ogni rischio ed evitare conseguenze negative sulla salute.

I sistemi di previsione dello stress da calore
L’INAIL, infine, sottolinea che oltre agli strumenti informativi, il progetto Worklimate comprende anche strumenti operativi, come il sistema di previsione dello stress da calore, finalizzato allo screening dei rischi professionali per i lavoratori, i datori di lavoro e gli addetti alla salute e sicurezza aziendali.

Le previsioni di stress climatico occupazionale sono personalizzate su soggetti sani, con profilo di lavoratore standard (alto 175 cm, peso 75 kg), che svolge attività fisica, moderata o intensa, esposto direttamente ai raggi solari o all’ombra, per le ore 8.00 e 12.00, 16.00 e 20.00.

Eventi meteo avversi: anche il caldo può far sospendere l’attività. Ecco quando

Con riferimento alla questione del riconoscimento della cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) per sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa dovute al caldo eccessivo, nel comunicato congiunto l’Inps chiarisce che la causale “eventi meteo” è invocabile dall’azienda anche in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa causata dalle temperature elevate.

A questo proposito, l’INPS precisa che sono considerate “elevate” le temperature superiori ai 35° centigradi.

Anche temperature inferiori, però, possono essere ritenute idonee ai fini del riconoscimento dell’integrazione salariale, in quanto la valutazione va effettuata con riferimento non solo alle temperature registrate dai bollettini meteorologici ma anche a quelle “percepite”, che sono più elevate rispetto a quelle reali, tenuto conto della particolare tipologia di lavorazione.

È il caso, per esempio, dei lavori di stesura del manto stradale e di rifacimento di facciate e tetti di costruzioni, delle attività all’aperto che richiedono indumenti di protezione, ma anche, più in generale, di tutte le fasi lavorative che avvengono in luoghi che non possono essere protetti dal sole o che comportano l’utilizzo di materiali o lo svolgimento di lavorazioni che non sopportano il forte calore.

Cassa integrazione ordinaria (CIGO) per sospensione lavori: i dettagli

Come dettagliato dall’INPS, l’azienda, nella domanda di CIGO e nella relazione tecnica allegata, deve solo indicare le giornate di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e specificare il tipo di lavorazione in atto nelle medesime giornate, mentre non è tenuta a produrre dichiarazioni – di Arpal o di qualsiasi altro organismo certificato – che attestino l’entità della temperatura, né, tantomeno, deve produrre i bollettini meteo.

Nel rispetto dell’art.15 comma 1 della legge 183/2011, che vieta alle PA di chiedere al cittadino dati ed elementi già in possesso di organismi pubblici, l’Inps provvederà infatti ad acquisire autonomamente i bollettini meteo e a valutarne le risultanze, anche in relazione alla tipologia di attività lavorativa in atto.

Indipendentemente dalle temperature rilevate nei bollettini, l’Inps riconosce la CIGO in tutti i casi in cui il responsabile della sicurezza dell’azienda dispone la sospensione delle lavorazioni in quanto ritiene sussistano rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi i casi in cui lo stop sia dovuto a temperature eccessive.

ALLEGATI:

NOTA 1

NOTA 2