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Finalmente l’Agenzia delle Entrate esce allo scoperto mettendo tanti puntini sulle ‘i’ delle tante, forse troppe modifiche che hanno interessato il Superbonus 110% in questi primi 5 mesi di 2022, con la Legge di Bilancio in primis ma tanti decreti poi, in successione, a modificare gli orientamenti e le regole degli articoli 119 e 121 del Decreto Rilancio (34/2020), padre del Superbonus edilizio.

Copertina maxi circolare cantieri edili myAEDES

Nella circolare 19/E/2022 del 27 maggio, quindi, il Fisco fa il punto su svariati argomenti di assoluto interesse per direttori dei lavori e CSE che, ogni giorno, hanno a che fare con cantieri dove si stanno effettuando lavori passibili non solo di 110 ma anche di altri bonus edilizi, i cosiddetti bonus ordinari.

Attestazione di congruità e visto di conformità: quando non serve?

L’art.1-ter dell’art.121 del DL 34/2020, come modificato dalla Legge di Bilancio 2021, ha introdotto una deroga all’obbligo del visto di conformità e dell’attestazione di congruità della spesa, ma solo per i bonus diversi dal Superbonus.

Ai fini della fruizione dello sconto in fattura o della cessione del credito, quindi, tale obbligo non sussiste per le opere già classificate come “attività di edilizia libera” ai sensi della normativa di settore e per gli interventi di importo complessivo non superiore a 10mila euro, eseguiti sulle singole unità immobiliari o sulle parti comuni dell’edificio, fatta eccezione per gli interventi rientranti nel bonus facciate.

Il tutto vale a partire dalle spese sostenute dal 12 novembre 2021.

Riassumendo: per il Superbonus gli adempimenti necessaria sia ai fini della fruizione diretta sia con l’opzione sconto/cessione in ogni caso è necessario sia il visto di conformità (redatto dal commercialista, dal CAF, dal consulente fiscale, ecc.) sua l’asseverazione di congruità delle spese, redatta da un professionista tecnico abilitato. Se i lavori sono sotto i 10 mila euro o di edilizia libera ma non relativi a Superbonus o a Bonus Facciate, le due documentazioni di cui sopra si possono omettere.

Cessioni parziali e divieto di frammentazione

La maxi-circolare fa il punto anche sulle regole in materia di cessione del credito, visto che le modifiche che si sono succedute sono state tantissime.

Vengono quindi ricapitolate le regole in materia di contrasto alle frodi, comprese quelle relative ai limiti previsti in materia dai Decreti Sostegni-ter, Antifrodi 2, Energia e Decreto Aiuti.

In particolare, dal 1° maggio 2022:

  • dopo la prima cessione del credito d’imposta è possibile effettuare due ulteriori cessioni solo nei confronti di banche, intermediari finanziari, società appartenenti a un gruppo bancario e imprese di assicurazione;
  • le banche e le società appartenenti ad un gruppo bancario possono cedere i crediti direttamente ai correntisti, a condizione che si tratti di clienti professionali. Per i correntisti cessionari del credito non è possibile però cederlo successivamente;
  • entra in vigore anche il divieto di cessione parziale, in base al quale i crediti derivanti dall’esercizio delle opzioni di sconto in fattura o cessione del credito non possono formare oggetto di cessioni parziali successivamente alla “prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate”.

Le Entrate pubblicano in tal senso una tabella esemplificativa che consigliamo di visionare e poi evidenziano che, alle comunicazioni della prima cessione del credito o dello sconto in fattura, inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022, si applica il divieto di cessioni parziali, di cui al comma 1-quater dell’articolo 121 del DL Rilancio.

Ciò significa che, a partire dalla predetta data, i crediti derivanti dall’esercizio delle opzioni non possono formare oggetto di cessioni parziali dopo la prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle entrate.

Qui le Entrate operano un ulteriore distinguo:

  • tale divieto si intende riferito all’importo delle singole rate annuali in cui è suddiviso il credito ceduto da ciascun soggetto titolare della detrazione;
  • è cedibile separatamente, anche a soggetti diversi, il credito d’imposta che scaturisce dai singoli SAL e dal saldo, senza configurare una cessione parziale del credito rispetto alla totalità dei lavori eseguiti, fermo restando quanto affermato in merito al divieto di frazionamento delle successive cessioni delle singole rate annuali.

Sanzioni per false asseverazioni e polizze di assicurazione della responsabilità civile

Il riferimento principale è l’art.28-bis del decreto “Sostegni-ter”, che ha inserito nell’articolo 119 il comma 13-bis.1, il quale prevede che è punito, con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50mila a 100mila euro, il tecnico abilitato che nelle asseverazioni/attestazioni:

  • espone informazioni false;
  • omette di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione dello stesso;
  • attesta falsamente la congruità delle spese.

Tale previsione, in considerazione dell’espresso richiamo normativo, trova applicazione per le asseverazioni/attestazioni previste sia per il Superbonus sia per i bonus diversi da questo.

Riguardo alle polizze assicurative, l’AdE chiarisce che l’obbligo della stipula della polizza assicurativa si considera comunque rispettato se è stato stipulato:

  • un contratto di assicurazione per la responsabilità civile che preveda un massimale non inferiore a 500mila euro specificamente destinato al rilascio delle asseverazioni o attestazioni, da integrare a cura del professionista ove si renda necessario;
  • ovvero, in alternativa, un contratto di assicurazione specifico con un massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500mila euro.

NB – Non essendo la disciplina sulle polizze assicurative relativa ai bonus diversi dal Superbonus, per questi ultimi, la stipula della polizza non è richiesta.

Le disposizioni si applicano con riferimento alle attestazioni e asseverazioni sottoscritte dal 26 febbraio 2022.

Indicazione CCNL in fattura: senza, a rischio tutti i bonus edilizi, non solo il Superbonus

Qui deriva tutto dall’art.1 comma 43-bis della Legge di Bilancio 2022, che in realtà è stato introdotto dall’art.28-quater del DL 4/2022 (Sostegni Tre).

La regola è questa: per godere dei benefici di cui agli artt. 119, 119-ter, 120 e 121 del DL Rilancio nonché del bonus mobili, bonus verde e bonus facciate, il datore di lavoro che esegue opere di importo superiore a 70mila euro, è tenuto a indicare nel contratto di prestazione d’opera o di appalto (che contiene l’atto di affidamento dei lavori), che i lavori edili, di cui all’allegato X al Dlgs n. 81/2008, sono eseguiti in applicazione dei contratti collettivi del settore edile.

In virtù di quanto poi disposto dall’art.23-bis del DL Ucraina, il perimetro di questo obbligo si è pure ampliato: la previsione/limite dei 70.000 euro si riferisce alle opere intense in senso ampio e non solo ai lavori edili, fermo restando che l’indicazione del CCNL è riferito ai soli lavori edili.

Il contratto collettivo applicato, indicato nell’atto di affidamento dei lavori, deve essere riportato anche nelle fatture emesse in relazione all’esecuzione dei lavori stessi.

Il Fisco segnala quelli che, ad oggi, sono i contratti collettivi del settore edile in possesso dei requisiti ‘giusti’, seguendo i codici indicati dall’INPS:

  • F012;
  • F015;

Il contratto deve essere indicato anche nel caso in cui il contratto di affidamento sia stato stipulato per tramite di General contractor o nel caso in cui i lavori edili siano oggetto di sub-appalto.

Per commissionari dei lavori edili, si intendono solo quelli che per gli interventi agevolati dai bonus si sono avvalsi di lavoratori dipendenti.

Attenzione:

  • la mancata indicazione del contratto collettivo nelle fatture emesse in relazione all’esecuzione dei lavori – comunque obbligatoria – non comporta il mancato riconoscimento dei benefici fiscali, purché tale indicazione sia presente nell’atto di affidamento;
  • se per errore in una fattura non è stato indicato il contratto collettivo applicato, il contribuente, in sede di richiesta del visto di conformità, deve essere in possesso di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, rilasciata dall’impresa, con la quale quest’ultima attesti il contratto collettivo utilizzato nell’esecuzione dei lavori edili relativi alla fattura medesima. Tale dichiarazione deve essere esibita dal contribuente ai soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria.

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